L’intolleranza al lattosio nei neonati è rara. I bambini nati a termine possiedono normalmente livelli di lattasi sufficienti a digerire il lattosio presente nel latte materno o nella formula per lattanti [1][2].
Esistono però situazioni particolari in cui la digestione del lattosio può essere ridotta: una rarissima carenza congenita di lattasi, una temporanea immaturità nei bambini prematuri oppure una forma secondaria dovuta a un danno della mucosa intestinale [1][2].
Per questo, davanti a diarrea, gonfiore o altri disturbi gastrointestinali nel neonato, non è opportuno eliminare autonomamente il latte materno o cambiare formula: i sintomi possono avere numerose altre cause e devono essere valutati dal pediatra.
L’intolleranza al lattosio è comune nei neonati?
No. La forma più comune di riduzione della lattasi, quella che può comparire progressivamente dopo l’infanzia, normalmente non si manifesta nel periodo neonatale [1][2].
Nei neonati e nei lattanti bisogna distinguere principalmente tre situazioni:
- Carenza congenita di lattasi: è una malattia genetica estremamente rara nella quale l’attività della lattasi è assente o fortemente ridotta fin dalla nascita. I sintomi compaiono con le prime poppate contenenti lattosio e possono essere importanti [2].
- Carenza di lattasi dello sviluppo: può interessare soprattutto alcuni bambini prematuri, nei quali l’attività dell’enzima non ha ancora raggiunto i livelli di un neonato a termine. Generalmente è transitoria [1][2].
- Intolleranza secondaria al lattosio: può comparire temporaneamente quando la mucosa dell’intestino tenue viene danneggiata, per esempio dopo alcune gastroenteriti o altre patologie intestinali. Migliora solitamente quando l’intestino guarisce [1][2].
Quali sono i sintomi?
I sintomi della maldigestione del lattosio sono prevalentemente gastrointestinali e possono comprendere:
- diarrea o feci molto liquide;
- gonfiore addominale;
- meteorismo e aumento dei gas intestinali;
- dolore o evidente disagio addominale.
Nella rarissima carenza congenita di lattasi possono comparire diarrea acquosa importante fin dalle prime poppate, disidratazione e difficoltà nell’aumento di peso [1][2].
Questi sintomi non sono però specifici dell’intolleranza al lattosio. Coliche, diarrea, vomito o irritabilità possono avere molte altre cause, quindi non permettono da soli di formulare una diagnosi.
Latte materno e lattosio
Il latte materno contiene naturalmente lattosio, che rappresenta uno dei suoi principali carboidrati [2]. Questo non significa però che il latte materno debba essere sospeso ogni volta che un neonato presenta disturbi gastrointestinali.
Nella maggior parte dei lattanti il lattosio del latte materno viene normalmente digerito. Anche nelle forme transitorie di malassorbimento, la gestione dell’allattamento deve essere valutata insieme al pediatra e non modificata autonomamente.
Inoltre, eliminare latte e latticini dalla dieta della madre non elimina il lattosio dal latte materno, perché la quantità di lattosio presente nel latte umano non dipende semplicemente dal consumo materno di prodotti lattiero-caseari [3].
Quando il latte materno può realmente creare problemi?
Una situazione completamente diversa è la carenza congenita di lattasi. In questa rarissima patologia il neonato non riesce a digerire adeguatamente il lattosio fin dalle prime poppate, compreso quello presente nel latte materno [2].
Si tratta però di una condizione grave che richiede diagnosi e gestione specialistica. Non deve essere confusa con coliche, rigurgito o comuni disturbi gastrointestinali dei primi mesi di vita.
Come viene diagnosticata l’intolleranza al lattosio nel neonato?
La diagnosi deve essere effettuata dal pediatra partendo dalla storia clinica, dal tipo di alimentazione, dai sintomi, dalla crescita del bambino e dall’eventuale presenza di una patologia intestinale recente.
Nei lattanti possono essere utilizzati, in situazioni selezionate, esami delle feci come la ricerca di sostanze riducenti o la misurazione del pH. Questi test hanno però limiti diagnostici importanti e non devono essere interpretati isolatamente [4].
Uno studio pediatrico ha riscontrato una bassa sensibilità di pH fecale e zuccheri riducenti come test di screening per le carenze di disaccaridasi, anche nei bambini più piccoli [4].
A seconda del quadro clinico il pediatra può valutare ulteriori esami o indirizzare il bambino a un gastroenterologo pediatrico.
Intolleranza al lattosio o allergia alle proteine del latte?
È particolarmente importante non confondere l’intolleranza al lattosio con l’allergia alle proteine del latte vaccino.
L’intolleranza al lattosio riguarda la digestione di uno zucchero ed è dovuta a una ridotta attività dell’enzima lattasi. L’allergia al latte coinvolge invece il sistema immunitario e riguarda le proteine del latte.
Nel lattante alcuni sintomi gastrointestinali possono sovrapporsi e questo può portare a confusione diagnostica [2]. Una normale formula senza lattosio, inoltre, può continuare a contenere proteine del latte vaccino e quindi non è automaticamente adatta a un bambino con allergia al latte [5].
Quando può servire una formula senza lattosio?
Le formule senza lattosio esistono e alcune sono adatte fin dalla nascita, ma dovrebbero essere utilizzate su indicazione o sotto supervisione del pediatra [5].
Possono essere indicate, per esempio, in alcune forme di intolleranza secondaria o nella rara carenza congenita di lattasi. La scelta dipende però dalla causa dei sintomi e dalle condizioni del bambino.
Non è corretto quindi sostituire autonomamente il latte materno o una normale formula soltanto perché il bambino presenta coliche, diarrea o gonfiore.
Nella carenza congenita di lattasi una formula priva di lattosio rappresenta invece una parte fondamentale del trattamento e consente, se la condizione viene riconosciuta precocemente, una normale crescita [2].
Come preparare in sicurezza la formula in polvere
La formula per lattanti in polvere non è un prodotto sterile. La sua preparazione deve quindi rispettare attentamente le indicazioni igieniche e le istruzioni previste per il prodotto.
Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità prevedono, per la ricostituzione delle formule in polvere, l’utilizzo di acqua a una temperatura non inferiore a 70 °C, allo scopo di ridurre il rischio derivante dalla possibile presenza di microrganismi nella polvere [6][7].
Dopo la preparazione il biberon deve essere raffreddato fino a una temperatura adatta alla somministrazione. È inoltre importante rispettare scrupolosamente le quantità di acqua e polvere indicate e le norme di igiene di mani, superfici, biberon e tettarelle.
Quando contattare rapidamente il pediatra
Una valutazione pediatrica è particolarmente importante se il neonato presenta:
- diarrea acquosa persistente;
- segni di disidratazione;
- difficoltà nell’aumento di peso o perdita di peso;
- vomito persistente;
- sangue nelle feci;
- sintomi importanti comparsi fin dalle prime poppate.
Nel neonato è preferibile evitare tentativi diagnostici o cambi di alimentazione fai da te, perché sintomi apparentemente simili possono dipendere da condizioni molto diverse.
Domande frequenti sull’intolleranza al lattosio nei neonati
Sì, ma è raro. La carenza congenita di lattasi è una condizione genetica molto rara. Possono inoltre verificarsi forme transitorie nei bambini prematuri o in seguito a danni della mucosa intestinale [1][2].
Non automaticamente. Il latte materno contiene lattosio, ma nella maggior parte delle forme sospette o transitorie la gestione dell’allattamento deve essere valutata con il pediatra. La rara carenza congenita di lattasi rappresenta una situazione particolare che richiede gestione specialistica [2][3].
No. Eliminare latte e latticini dalla dieta materna non elimina il lattosio presente nel latte materno [3].
Non necessariamente. Molte formule senza lattosio contengono comunque proteine del latte vaccino e non sono quindi adatte automaticamente ai bambini con allergia alle proteine del latte [5].
No. Esami come pH fecale e zuccheri riducenti possono essere utilizzati in alcuni casi, ma hanno importanti limiti e devono essere interpretati insieme al quadro clinico dal pediatra [4].
In sintesi
La vera intolleranza al lattosio nel neonato è rara. La forma congenita è eccezionale e può provocare sintomi importanti fin dalle prime poppate, mentre altre forme possono essere temporanee, per esempio nei prematuri o dopo un danno intestinale.
La presenza di diarrea, gonfiore, coliche o vomito non permette da sola di diagnosticare un’intolleranza. Prima di interrompere l’allattamento o utilizzare una formula senza lattosio è quindi importante rivolgersi al pediatra.
Fonti e riferimenti scientifici
- American Academy of Pediatrics – HealthyChildren.org. Lactose Intolerance in Infants & Children: Parent FAQs. Informazioni sulla rarità dell’intolleranza nei lattanti, sulle forme congenite e transitorie e sulla diagnosi. Consulta la fonte.
- Heine RG et al. Lactose intolerance and gastrointestinal cow’s milk allergy in infants and children – common misconceptions revisited. World Allergy Organization Journal, 2017. Consulta la fonte.
- NHS – Healthier Together. Lactose intolerance – Infant Feeding. Informazioni su allattamento, lattosio nel latte materno e forme secondarie nel lattante. Consulta la fonte.
- Erickson JA et al. Stool Reducing Sugars and Stool pH Are Poor Screening Tests for Intestinal Disaccharidase Deficiencies in Children. Journal of Applied Laboratory Medicine, 2020. Consulta la fonte.
- NHS. Types of formula milk. Indicazioni sulle formule senza lattosio e sulla necessità di utilizzarle sotto supervisione sanitaria. Consulta la fonte.
- World Health Organization. Safe preparation, storage and handling of powdered infant formula. Indicazioni sulla preparazione sicura delle formule in polvere. Consulta la fonte.
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Ricostituzione della formula per lattanti. Indicazioni sull’utilizzo di acqua ad almeno 70 °C e sulle corrette procedure igieniche. Consulta la fonte.
Nota editoriale: questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del pediatra. Nel neonato eventuali modifiche dell’allattamento o della formula devono essere concordate con un professionista sanitario.
